La medicina omeopatica utilizza per i suoi rimedi sostanze di derivazione minerale, vegetale ed animale.
Le sostanze di partenza vengono ridotte a una soluzione base, che costituisce la “tintura madre” , da cui si parte per la produzione delle diluizioni omeopatiche.
Inizialmente Hahnemann, per la preparazione dei suoi rimedi, ha utilizzato la scala centesimale (1/100) con un procedimento che presuppone l’uso di flaconi distinti. Nella quinta edizione dell’Organon si legge: “Si prendono due gocce di succo vegetale fresco con alcool, si fanno cadere in 98 gocce di alcool e poi si imprimono due forti scosse al flacone contenente il liquido. Poi si preparano altri 29 flaconi riempiti per ¾ con 99 gocce di alcool. In ognuno mettiamo in successione una goccia contenuta nel flacone precedente. Ogni flacone riceve due scosse”.
Il procedimento con il quale si scuote il rimedio viene denominato “succussione”: tale procedura imprime una forza, che denominiamo “dynamis”, al rimedio: tale processo è di fondamentale importanza per la sua azione. In un secondo tempo, Hahnemann vide che aumentando il numero delle succussioni aumentava la “forza” del rimedio.
Attualmente i rimedi vengono preparati utilizzando appositi macchinari. Ad ogni passaggio della soluzione vengono impresse almeno 100 succussioni. Queste diluizioni sono denominate “centesimali” , ed sono caratterizzate da un numero seguito dalla sigla CH. Bassi numeri indicano rimedi meno diluiti, cioè meno potenti; alti numeri indicano diluizioni maggiori, quindi maggiore potenza. Oltre le 12 CH, non si trova più nessuna molecola della sostanza usata come base di partenza. Potenze particolarmente elevate sono ad esempio le 30 CH, 100CH…
Un altro metodo per preparare le diluizioni omeopatiche è quello del flacone unico di Korsakoff. Il Conte Simeon Nicolaievitch Korsakoff (1788-1853) era un medico russo contemporaneo di Hahnemann. Korsakoff ebbe nel 1829, 14 anni prima della morte di Hahnemann l’idea di utilizzare un solo flacone per preparare tutte le diluizioni, questo per risparmiare sulla vetreria, in quanto , esercitando l’attività di medico militare, aveva forti difficoltà a procurarsene.Il suo metodo è semplice: si versa in un flacone contenente 9,9 ml di alcool, 1/10 ml di tintura madre Si scuote per 1 minuto e si ottiene la 1K. Si svuota il tutto e quello che rimane adesso alle pareti del flacone (1/10 di ml), per effetto dell’assorbimento capillare, costituisce la “matrice” per la successiva preparazione. Si aggiungono allora 9,9 ml di alcool, si dinamizza di nuovo per un minuto e si ottiene la 2K. Si procede in questo modo fino alla 200, 1.000, 10.000, 100.000K. Si dinamizza ad ogni passaggio, ma il flacone rimane lo stesso. Hahnemann, che pure non approvava chi si distoglieva dalle regole da lui dettate, accolse con favore questo procedimento. Avremo in questo modo ad esempio i dosaggi 200K, MK , XMK.
Successivamente Hahnemann introdusse le cinquantamillesimali: la diluizione non è più di 1/100 ma di 1/50000! Egli considerava queste diluizioni particolarmente attive nelle forme croniche, mentre riservava le centesimali per le forme acute e transitorie.
Tali diluizioni , denominate LM, hanno delle capacità curative straordinarie, raggiungendo una profondità di azione unica, unendo nel contempo una grande dolcezza di azione. Sono queste potenze che appunto vengono utilizzate nella cura delle affezioni croniche, in quanto hanno la capacità di agire sula radice miasmatica più profonda che sta all’origine della malattia.
Dal punto di vista pratico, avremo: i granuli ed i globuli , sferette di dimensioni maggiori (i primi) e minori (i secondi) che vengono imbevute della soluzione scelta; e poi gocce in soluzione alcoolica.
Ma vediamo ora di giungere al cuore del meccanismo di funzionamento del rimedio omeopatico.
Nella cura delle persone, i medicinali che vengono comunemente impiegati, che siano chimici (allopatici) o fitoterapici sono sostanze materiali ed in quanto tali capaci di agire a livello del piano materiale, un po’ come i cibi e le bevande: possono essere pesate, misurate, manipolate dal punto di vista chimico e fisico; poi vengono somministrate alla persona, penetrano nel nostro organismo e vengono convertite in molecole organiche, agenti poi mediante processi chimici. Ma tali sostanze hanno un limite: non sono in grado di raggiungere il piano più fine , quello dell’’energia’ , perché la materia può agire solo sulla materia e non su un qualcosa che è più “sottile”.
Ciò che viene denominato medicamento o rimedio omeopatico, invece, non è una sostanza materiale. Se noi analizziamo dal punto di vita chimico il medicinale potenziato, troviamo acqua, lattosio, saccarosio, alcool: ma queste non sono le vere medicine, bensì solamente il veicolo, il supporto, il trasportatore del “principio attivo”. Qual è questo principio attivo che ha la capacità di curare?
Per curare la malattia, abbiamo concluso che dobbiamo utilizzare qualcosa che agisca sul piano stesso della malattia, che vada ad interessare il livello da cui tutto ha origine. Ma dov’è l’origine, il cuore del problema?
Secondo la medicina omeopatica, la vera malattia è solamente un alterato funzionamento della Forza Vitale.
La sua manifestazione nel corpo fisico ne è solo l’espressione secondaria, che compare gradualmente; per un certo tempo la malattia può esistere solo sul piano più elevato, senza ancora avere dato segni organici; non la si può ancora vedere, eppure lì l’uomo è già malato.
La Forza Vitale è troppo sottile da essere raggiunta da una medicina “materiale”. La medicina curativa deve quindi essere molto “fine” , tanto fine quanto lo spirito. Questa è la ragione per cui le medicine omeopatiche hanno capacità curative profonde, e perché vengono utilizzate varie potenze, cioè diluizioni. Ad ogni ulteriore diluizione quanto più si riduce la componente materiale, tanto più aumenta, in modo inversamente proporzionale, la potenza di azione. A seconda del grado di “squilibrio” nella forza vitale , verranno usate potenze adeguate, sempre più alte, fino all’uso di potenze molto elevate, dove ogni proprietà materiale cessa di esistere.
Allorchè viene raggiunta questa condizione di immaterialità, quando il rimedio diventa in un certo senso simile al potere dello spirito, il medicamento acquista la capacità ineguagliabile di curare le malattie, perché sarà in grado di entrare i risonanza con la Forza Vitale dell’individuo.
Allora, qual è il principio attivo veicolato dalle sferette di zucchero, dall’acqua e dall’alcool? Si tratta unicamente di un principio energetico immateriale.
Tutti i rimedi omeopatici alle loro diverse potenze sono quindi agenti energetici, dinamici, con potenze diverse; maggiore è la loro potenza, la loro diluizione, maggiore la loro forza dinamica, la loro “dynamis”, perché è sempre più simile alla Forza Vitale.
Il rimedio è così in grado di correggere l’alterato funzionamento della Forza Vitale, e riportarla alle sue funzioni normali, di equilibrio e di dominio sui Miasmi patogeni.
Come risultato finale, l’espressione materiale, che solitamente è riconosciuta come patologia, si dissolverà di conseguenza, perché ne sarà stata estirpata la radice.