Può essere utile raccontare brevemente l’esperienza vissuta in prima persona dal medico tedesco S.C.F. Hahnemann, scopritore dell’Omeopatia, vissuto tra la fine del ‘700 e la metà dell’800. Egli, per primo sperimentò l’efficacia dei medicamenti omeopatici, che egli preparava direttamente per i suoi pazienti, attraverso il processo di diluizione progressiva e di dinamizzazione (cioè scuotimento) di sostanze provenienti da tutti i tre regni della Natura, minerale, vegetale e animale. L’utilizzo di questi medicamenti seguiva la Legge di Similitudine, cioè il principio che costituisce la base di tutta la medicina omeopatica, e che già era stato definito chiaramente da Ippocrate, considerato il padre della moderna medicina, vissuto in Grecia intorno al quarto secolo avanti Cristo. Egli, per primo, intuì che in Natura esistono due strade per la cura delle malattie, la via dei contrari e la via dei simili.
Secondo la via dei contrari, per poter curare le malattie vengono utilizzati trattamenti volti a contrastare le manifestazioni della malattia (terapia di opposizione). Ad esempio, se si ha la febbre è necessario fare una cura contro la febbre, se c’è un’infiammazione bisogna assumere un farmaco contro l’infiammazione, di fronte ad un’ulcera è necessario un trattamento in grado di cicatrizzare la lesione ulcerosa, e così via. Come vedete, questo è il principio che guida tutta la medicina tradizionale, detta anche Allopatia (dal greco “Allos”, cioè contrario), in quanto utilizza sempre trattamenti, medici o chirurgici, diretti contro le manifestazioni della malattia, ritenendo così di poterla guarire.
Invece, secondo la via dei simili, per poter curare le malattie si utilizzano sostanze in grado di provocare esse stesse la malattia che si vuol curare. Sembra un paradosso, ma non lo è. Perché, in realtà, questa è la via utilizzata dalla natura per condurre a guarigione qualunque malattia. E l’esperienza clinica lo sta a dimostrare chiaramente. Questa è la via seguita dall’Omeopatia (dal greco “Omoios”, cioè simile).
Un esempio banale per confermare questo principio può essere quello dell’ustione. Nel caso di una bruciatura, la cosa più spontanea che viene da fare è mettere la parte ustionata sotto l’acqua fredda, per cercare di alleviare subito il dolore (via dei contrari). Così facendo si ottiene un beneficio nell’immediato, ma in seguito si forma una vescica che andrà a riassorbirsi lentamente, allungando di molto i tempi di guarigione, con l’inevitabile formazione di una cicatrice sulla parte ustionata. Se invece dopo la bruciatura si fa subito un’applicazione di acqua calda, si ha nell’immediato un aggravamento del dolore, ma nel giro di poco la sintomatologia si attenua progressivamente, non si forma la vescica e la cute guarisce in breve tempo senza lasciare traccia sulla cute (via dei simili).
Così l’Omeopatia viene scoperta e sperimentata da Hahnemann a partire da questa legge di Natura, la Legge dei Simili, conosciuta già dai tempi di Ippocrate (“Similia similibus curentur”, i simili si curano con i simili). Secondo questa legge, ogni malattia può essere guarita utilizzando la sostanza, diluita e dinamizzata, capace di provocare una patologia simile qualora venga sperimentata su una persona sana.
Ad esempio, qualora una persona sana assuma una piccola quantità della Belladonna (una bacca velenosa), svilupperà in una certa misura i sintomi tipici dell’ intossicazione di questa pianta, cioè febbre alta, calore, sudorazione, rossore della cute, dilatazione delle pupille, fino a vere e proprie allucinazioni. Ebbene, ogni volta che ci si trova di fronte ad un paziente che presenta una sintomatologia simile (pensiamo a tutti i processi infiammatori o agli attacchi febbrili o a episodi di insolazione), sarà sufficiente somministrargli la Belladonna in dosi omeopatiche, cioè diluita e dinamizzata, per ottenere una guarigione in tempi sempre rapidi (non è vero che l’Omeopatia è una cura lenta!). E questa è un’esperienza che viene fatta in pratica ogni giorno, non può essere frutto del caso, o peggio una suggestione.
Così Hahnemann iniziò a curare centinaia di malati con questa procedura, ottenendo sempre risultati stupefacenti per il suo tempo. Ad esempio, riusciva a guarire molti malati di peste e di colera, le cui epidemie in quell’epoca seminavano morti in ogni paese d’Europa. E più progrediva in questo percorso e più acquisiva esperienze, che non facevano che confermare la verità della legge di Similitudine e quindi della via omeopatica per la cura delle malattie.
Ad un certo punto, però, si trovò di fronte ad un fenomeno apparentemente inspiegabile, ammettendo la verità del principio di similitudine. Succedeva, infatti, che molti pazienti affetti da malattie croniche, curati applicando fedelmente le regole dell’Omeopatia, all’inizio presentavano un netto miglioramento della sintomatologia, tale da farli ritenere guariti. Invece, in presenza di fattori scatenanti i più diversi (colpi di freddo, abusi alimentari, vita sregolata, traumi emotivi, ecc.), si manifestava una ricaduta della malattia. A quel punto, curando nuovamente i malati con i rimedi omeopatici scelti sempre in base alla similitudine dei suoi sintomi, l’effetto della cura risultava meno efficace che in precedenza, e di fatto la malattia procedeva in modo inesorabile fino alla morte del paziente. In altre parole, sembrava che la cura omeopatica, seppur applicata nel modo migliore, non fosse in grado di arrivare alla guarigione della malattia cronica, ma la mettesse solo in pausa, pronta a riattivarsi in presenza di ogni fattore in grado di scatenarla nuovamente.
Ma questo Hahnemann non poteva accettarlo. Nei suoi scritti emerge chiaramente tutta la sua frustrazione di fronte a questi eventi. Eppure, si diceva, se l’Omeopatia corrisponde alla verità della terapia, ci doveva essere un modo per arrivare a guarire completamente i malati affetti dalle malattie croniche. Era evidente che qualcosa gli sfuggiva. Da allora, per 12 anni lavorò incessantemente per scoprire la ragione di questi insuccessi, fino a quando la verità gli apparve in tutta la sua chiarezza. Attraverso infinite osservazioni e sperimentazioni con i suoi pazienti, finalmente arrivò alla risoluzione del problema, riuscendo a comprendere la vera natura delle malattie croniche e quindi il corretto trattamento per ottenere la loro guarigione definitiva con l’Omeopatia.
La grande scoperta fatta da Hanemann fu quella di capire che la malattia cronica che vediamo nel malato, in realtà è solo la manifestazione esterna, visibile, della vera causa della malattia, che non vediamo, ma che è possibile percepire da come si presenta la malattia. E’ come la radice di una pianta: non si vede, ma è questa che da’ origine alla pianta, senza la radice non potrebbe esistere la pianta. E dal tipo di pianta che nasce capisco qual è la sua radice, per cui ogni pianta acquista la sua individualità a seconda della radice da cui nasce.
Hahnemann riuscì a capire chiaramente quale fosse la radice di ogni malattia cronica, la sua origine, la sua causa profonda, non visibile di per sé, ma resa evidente dalla manifestazione esterna della malattia, cioè dalla sua espressione sintomatologica.
Questa realtà clinica che precede la malattia, che ne costituisce l’origine, la radice profonda, Hahnemann la definì con il termine di Miasma. E spiegò chiaramente che le malattie croniche non potevano guarire con la cura omeopatica anche se applicata nel modo migliore, perché all’origine c’era un miasma cronico che continuava ad alimentare il processo patologico, causando periodicamente la ricomparsa della malattia, fino alla morte del paziente. L’unica possibilità di cura, pertanto, era quella di scoprire il miasma da cui originava la malattia, e su di esso indirizzare la terapia. Così facendo, Hahnemann fu in grado di curare al meglio malattie che prima di allora non riusciva a guarire, pur utilizzando i giusti rimedi omeopatici per quelle malattie, e questo determinò la definitiva conferma della verità della sua scoperta, che ancora oggi costituisce il più grande beneficio fatto all’umanità attraverso la sua opera.

In altre parole, di fronte ad una pianta malata, è inutile curare la pianta. È necessario curare la radice della pianta e modificare il terreno nel quale la pianta affonda le sue radici: solo così si riesce ad ottenere la guarigione definitiva della malattia della pianta.
È bene sottolineare che i Miasmi non sono le malattie, ma le condizioni che precedono le malattie e ne rendono possibile il loro sviluppo. Sono la radice delle malattie, la loro origine, la loro causa prima. In quanto tali, i Miasmi non si vedono mai direttamente, così come non vediamo le radici delle piante. Non c’è nessun esame, per quanto sofisticato, che può evidenziare la presenza dei Miasmi: tutti i metodi di indagine e di diagnosi normalmente utilizzati nella pratica medica ci permettono solo di conoscere la malattia, ma non la sua causa profonda. La malattia, infatti, è la manifestazione esterna, visibile, del Miasma interno, non visibile, che ne costituisce l’origine. Pertanto, la natura del Miasma profondo si può comprendere solo dal tipo di malattia, cioè da come essa appare nelle sue manifestazioni esterne. Per questo diventa fondamentale comprendere la natura del Miasma a partire dall’espressione clinica della malattia, perché è su quel miasma profondo che è assolutamente necessario indirizzare tutta la terapia omeopatica se si vuole arrivare alla guarigione definitiva della malattia cronica.