Vediamo ora di definire nel dettaglio la natura dei Miasmi, così come Hahnemann li ha individuati e descritti duecento anni fa, ma che ancora oggi rispecchiano esattamente ciò che accade nella realtà clinica.

I Miasmi sono di tre tipi, a seconda delle tre alterazioni patologiche che si ritrovano in natura, cioè l’ipofunzione, l’iperfunzione e la disfunzione.

LA PSORA

Il Miasma che rappresenta l’ipofunzione viene definito col termine di PSORA.

La Psora è il miasma originario, quello che tutti ci portiamo fin dalla nascita: nessuno nasce senza Psora. E’ il miasma che ci rende deboli, vulnerabili, soggetti all’azione di qualunque fattore patologico.

Ogni miasma si evidenzia innanzitutto attraverso le sue manifestazioni sulla pelle, che rappresentano il primo tentativo operato dalla Forza Vitale per trasferire il miasma ai livelli più esterni dell’organismo.

Così la Psora si riconosce dalle eruzioni cutanee piane, rosse, con prurito, irritazione, bruciore, desquamazione. Sono proprio le manifestazione che ritroviamo spesso nei bambini, come la crosta lattea, gli arrossamenti cutanei diffusi, specie nelle zone a contatto col pannolino, gli eczemi pruriginosi, che si localizzano in genere nelle pieghe (collo, braccia, inguine, ginocchia). A questo punto appare chiaro il significato di queste eruzioni sulla pelle dei neonati:  sono il segno che è in atto il processo di liberazione all’esterno della Psora interna, ereditata geneticamente, da parte della Forza Vitale del bimbo, e come tale va assolutamente rispettato, senza contrastarlo in alcun modo (soprattutto con l’uso di farmaci o pomate a base di antistaminici, cortisone, antibiotici o antimicotici).

Infatti, quando la Psora interna non riesce a liberarsi del tutto attraverso la pelle, la Forza Vitale interviene attivando ulteriori processi di eliminazione miasmatica psorica a livello delle mucose e delle ghiandole linfatiche. Così iniziano a manifestarsi ripetuti episodi infiammatori, specie a carico delle mucose delle vie respiratorie, delle orecchie, delle adenoidi e delle tonsille ( riniti, faringiti, tracheiti, bronchiti, otiti, adenoiditi, tonsilliti). Si crea, così, il tipico quadro clinico del bambino linfatico, soggetto ad ammalarsi al minimo fattore scatenante esterno (sudorazione, umidità, colpo d’aria, corrente fredda, abuso alimentare, sforzo fisico eccessivo…).

Il linfatismo dei bambini si caratterizza, quindi, per il continuo ripetersi di episodi infiammatori acuti delle mucose, spesso con produzione di catarro più o meno denso e scuro, accompagnati in genere da infiammazioni e ingrossamento delle ghiandole linfatiche con la formazione di placche sulle tonsille. Di fatto, però, questi processi infiammatori rappresentano un’importante ed efficace via di eliminazione esterna del miasma psorico interno da parte della Forza Vitale, e come tale vanno riconosciuti e trattati. Infatti, è proprio tramite questi episodi infiammatori che il bambino può superare il suo stato di linfatismo, rafforzandosi nelle sue difese immunitarie.  Da qui la regola fondamentale di non somministrare mai ai bambini farmaci che si oppongono a queste reazioni di difesa della natura, come antifebbrili, antinfiammatori, antibiotici, cortisonici, mucolitici, ecc. Tutti questi trattamenti, infatti, sopprimendo i sintomi della malattia infiammatoria, vanno a contrastare il processo di liberazione psorica della Forza Vitale, determinando il quadro clinico più grave, definito come blocco linfatico. In questa situazione, il bimbo avrà le sue difese immunitarie sempre più deboli, con le ghiandole linfatiche sempre più grosse e facilmente infiammate per cercare ogni volta di superare lo stato di linfatismo sempre più profondo. In altre parole, si è creata la situazione in cui il miasma psorico prende il sopravvento sulle reazione di difesa della Forza Vitale, che cerca ogni volta di liberarsi del miasma attraverso continui episodi infiammatori. Ma, siccome questi vengono inesorabilmente soppressi dalle terapie sintomatiche sistematicamente prescritte, lo stato di blocco linfatico si aggrava, le difese immunitarie si indeboliscono sempre di più e il miasma psorico interno si rafforza, mettendo radici ancora più profonde. Si entra, così, in un pericoloso circolo vizioso, con inevitabili conseguenza nel tempo. Vedremo in seguito quali possono essere queste conseguenze, così come i modi per poter uscire da questo labirinto, superando senza difficoltà lo stato di blocco linfatico attraverso la terapia omeopatica diretta specificamente contro il miasma psorico.

Ed è proprio dal successo che in questi casi si ottiene praticamente sempre e in breve tempo tramite il  trattamento omeopatico antipsorico, che abbiamo la migliore conferma della verità clinica di quanto detto finora. Ripeto: non sono teorie opinabili, è l’esperienza clinica di anni, è la realtà che tocchiamo con mano ogni giorno.

Abbiamo detto in precedenza che ogni Miasma incide profondamente anche a livello mentale ed emozionale, determinando precise caratteristiche psicologiche in ciascuno di noi.

La presenza dominante del miasma psorico, il miasma dell’ipofunzione, della debolezza, del deficit funzionale,  a livello mentale si riconosce fondamentalmente per il carattere timido, insicuro, pauroso, indeciso, sovente con lentezza intellettiva, che si ripercuote con fatica e, a volte, con ritardo nei processi di apprendimento. Da questo aspetto emotivo e intellettivo ne deriva di conseguenza la stato di ansia, che in genere domina sempre il soggetto impregnato dal miasma psorico. E’ l’ansia per il futuro, per l’ignoto, per ciò che non si può controllare,  per la salute, per ogni prova della vita, che poi diventa la paura per i più svariati motivi ( della malattia, della morte, del buio, del temporale, degli spazi chiusi, delle prestazioni, del giudizio degli altri, ecc.). Dicevamo che la Psora è il miasma che ci segna già al momento della nascita, e infatti la prima reazione del bimbo appena nato è  un pianto disperato, che di fatto esprime proprio l’ansia e la paura di fronte all’ignoto della vita che inizia, già consapevole a suo modo dello stato di debolezza e di fragilità tipico della dominanza psorica. Così, nel percorso terapeutico di liberazione del miasma psorico, sarà importante valutare proprio il miglioramento su questi aspetti psicologici, aiutando il paziente a superare la sua insicurezza, le sue ansie e le sue paure. Infatti, solo quando sarà riuscito a progredire in questa direzione saremo sicuri che il processo di guarigione è avviato nella giusta direzione, per poter giungere alla salute della persona nella sua globalità, sia a livello mentale che fisico, secondo le leggi della Natura.

LA SICOSI

Il secondo miasma, quello che rappresenta l’iperfunzione, viene detto SICOSI  (dal greco sukos  = cavolfiore).

Mentre la Psora aveva come caratteristica dominante lo stato di “deficit”,  l’aspetto dominante del  miasma sicotico è l’ “eccesso” in tutte le sue forme.

Di fatto, tutto quello che è sicotico tende a crescere, ad ipertrofizzarsi, a manifestarsi attraverso processi di espansione, sia a livello fisico che psicologico.

Infatti, la Sicosi si riconosce nelle sue manifestazioni esterne attraverso la presenza di nei sulla pelle, di cisti, noduli, verruche,  lipomi,  fibromi,  polipi,  condilomi.

Tutte queste patologie a carattere espansivo, sono sempre espressione del processo di liberazione del miasma sicotico da parte della Forza Vitale, che, secondo la Legge di Guarigione, tende in questo modo a trasferire il miasma verso i livelli più esterni dell’organismo per proteggere dalla sua azione nociva le parti più interne e vitali del corpo.

Pertanto, in base alla verità di questo ragionamento clinico, è evidente come sia sempre da evitare qualsiasi trattamento, sia medico che chirurgico, che vada ad asportare localmente queste manifestazioni patologiche. Così facendo, infatti, si determina  una soppressione dei processi di liberazione del miasma sicotico verso la superficie, col risultato che la Sicosi tenderà ad avanzare sempre più in profondità, col rischio che vada a “sfogarsi” in organi interni e più vitali dell’organismo.

A questo proposito può essere utile l’esempio delle verruche. Normalmente si pensa che le verruche siano delle vescichette cutanee provocate dal contagio della parte colpita con  un virus presente in alcuni luoghi a rischio (es. piscine, spogliatoi, ecc.). In quanto tali, vengono considerate come lesioni circoscritte alla parte della pelle in cui compaiono, e infatti sono una patologia di pertinenza dermatologica. Così il dermatologo, ritenendo le verruche un problema limitato alla zona cutanea in cui sono localizzate, cerca con ogni mezzo disponibile, più o meno invasivo, di estirparle dalla pelle, ritenendo così di guarirle. Spesso, però, dopo poco tempo se ne riformano altre, magari localizzate in altre parti della pelle. E di nuovo il dermatologo, pensando che il trattamento precedente non era stato sufficientemente profondo per sradicare la radice delle verruche, metterà in atto ulteriori trattamenti locali via via più invasivi, per arrivare alla loro eliminazione totale dalla pelle.

Se, invece, consideriamo le verruche come sono in realtà, cioè una delle più efficaci vie di eliminazione esterna del miasma sicotico interno, ci rendiamo conto di quanto dannoso sia ogni trattamento locale per estirparle dalla pelle. Infatti le verruche, contrariamente a quanto si crede,  non sono mai contagiose, nel senso che non provengono dal contatto della pelle con un virus. Perché , altrimenti, non si spiega il motivo per cui non compaiano in tutti coloro che frequentano lo stesso ambiente e in presenza delle medesime condizioni, ad esempio una piscina. In realtà, quando sulla cute di una persona compare una verruca, significa che si trova sotto la dominanza del miasma sicotico, il quale coinvolge tutto l’organismo, non solo la parte in cui è presente la verruca. Quindi la sua comparsa non è dovuta al contagio con un virus, ma alla presenza della Sicosi, il miasma che si manifesta con i processi espansivi esterni. E la Forza Vitale, in quel momento, ha colto l’occasione per cercare di trasferirlo più all’esterno possibile proprio grazie alla verruca. Ecco perchè non bisogna mai fare un trattamento locale, dal momento che la verruca è solo l’espressione locale di un problema di tutto l’organismo che si trova sotto la dominanza sicotica. Così facendo, infatti, si impedisce questo processo di liberazione miasmatica. E’ come chiudere la valvola di una pentola a pressione, come tagliare la pianta lasciando le radici, che, così, andranno sempre più in profondità, diventando sempre più difficili da estirpare. Seguendo questo ragionamento, allora, nel migliore dei casi, dopo l’asportazione della verruca dalla pelle, se ne riformeranno altre, segno che la via di eliminazione è rimasta libera e la Forza Vitale è riuscita a riattivare il processo di liberazione. Quando, invece, dopo successivi trattamenti locali le verruche non ricompaiono più, la situazione si è aggravata, in quanto si è verificato un blocco totale del processo di eliminazione miasmatica verso l’esterno. Di conseguenza  la Sicosi ha potuto avanzare, andando a radicarsi più profondamente  verso gli organi interni, più nobili e vitali, dove,  prima o poi, potrà provocare patologie certamente più gravi delle verruche.

La verità di questo ragionamento clinico è confermata da quello che succede sempre quando, nel caso delle verruche,  si applica la terapia omeopatica specifica diretta sul miasma sicotico dominante, senza fare alcun trattamento locale sulla pelle (ricordate cosa diceva il Dr Kent: “Non si usino mai applicazioni locali per un disordine interno!”).

Ebbene, facendo il trattamento omeopatico antisicotico, cioè diretto alla radice profonda della patologia e non alla lesione locale,  la verruca inizialmente cresce di spessore, come se il medicamento, sostenendo l’azione della Forza Vitale secondo la Legge di Guarigione,  la volesse espellere ancora più all’esterno. Poi va incontro progressivamente ad un processo di essiccazione, diventa nera e quindi si stacca dalla pelle, lasciando la zona interessata completamente intatta. Così si comprende il Dr Kent quando afferma che tutto ciò che deriva dall’interno si deve trattare dall’interno, ottenendo la vera guarigione.

Il ragionamento fatto per le verruche si deve applicare a tutte le manifestazioni esterne, a carattere espansivo, espressioni del processo di liberazione miasmatica sicotica. Per questo è fondamentale non togliere mai i nei della pelle, così come le cisti, i noduli, i lipomi (cioè gli accumuli di grasso sottopelle). Allo stesso modo bisogna sempre evitare  l’asportazione dei polipi delle mucose, specie quelli dell’intestino, come pure il trattamento locale dei condilomi a livello genitale. Così facendo, infatti, si provoca sempre la soppressione dei processi di liberazione esterna del miasma sicotico, con l’inevitabile conseguenza del suo radicarsi sempre più all’interno. La Forza Vitale, allora, dovrà necessariamente operare una sforzo maggiore per eliminare la Sicosi resa più profonda dalle soppressioni precedenti, col risultato di provocare malattie sempre più gravi a carico di organi più interni, come vedremo meglio più avanti.

Invece, di fronte ad ogni manifestazione esterna a carattere espansivo, bisogna sempre iniziare quanto prima uno specifico trattamento omeopatico diretto contro il miasma sicotico che ne rappresenta la vera causa, la radice profonda. In questo modo si andrà a sostenere l’azione della Forza Vitale nella sua opera di trasferimento della Sicosi verso i livelli più esterni dell’organismo, seguendo così fedelmente la Legge di Guarigione della Natura.

Così avremo sempre la certezza della vera guarigione!

Come la Psora, anche la Sicosi si manifesta sul piano mentale ed emozionale attraverso un preciso quadro psicologico. In questo caso, essendo il miasma sicotico espressione dell’iperfunzione, dell’eccesso, dell’espansione, anche il carattere avrà le stesse connotazioni. Infatti, il soggetto sicotico si presenta ambizioso, agitato, audace, temerario. Nei rapporti con gli altri sarà autoritario, dittatoriale, sospettoso, con tendenza ad affermare e imporre sempre le proprie ragioni e il proprio “io”. Così, a livello emozionale, si caratterizza per essere un tipo estroverso, espansivo, impulsivo, ma, allo stesso tempo, impaziente, irrequieto,  insoddisfatto e alla ricerca di stimoli ed emozioni sempre nuove. Questo lo porterà a fare diversi tipi di esperienze nella vita, costantemente proiettato  verso  eccessi di vario genere, senza alcun senso del limite. Così avrà la tendenza ad eccedere in  diversi aspetti della vita, ad esempio nell’alimentazione, nell’abuso di sostanze tossiche, negli sforzi fisici, nell’impegno mentale, nell’attività sessuale. Questo tipo di atteggiamenti e di abitudini di vita ci fa capire che questo soggetto è totalmente sotto il dominio del miasma sicotico a livello mentale, con inevitabili conseguenze, nel tempo, anche a livello fisico. Pertanto, nel suo percorso terapeutico, il paziente sicotico dovrà anche essere aiutato  a riequilibrare il più possibile queste tendenze, per arrivare ad avere il pieno controllo dei propri impulsi e delle proprie reazioni emotive. Solo così avremo la certezza che la terapia è corretta e che il paziente sta davvero progredendo verso la completa guarigione, la quale va sempre valutata non solo sul piano fisico, ma anche, e soprattutto sul piano mentale.

LA  LUE

Il terzo miasma, quello che rappresenta la “disfunzione”, si definisce come Lue o Sifilide.

Il miasma luesinico è certamente il più grave, il più profondo dei tre. Infatti, se la Sicosi aveva come caratteristica quella di provocare processi espansivi,  l’aspetto dominante della Lue, invece, è dato dalla sua capacità di determinare processi distruttivi a tutti i livelli.

Di fatto, tutto quello che è luesinico, tende a provocare sempre fenomeni di distruzione, di erosione, di necrosi cellulare.

Questo spiega il motivo per cui la Lue si riconosce nella sua manifestazione esterna,  attraverso l’ulcera, che è proprio la patologia tipica della distruzione e dell’erosione dei tessuti.

Come per i miasmi precedenti, quindi, anche in questo caso la lesione esterna non va considerata e trattata come una patologia a se stante, ma sempre come espressione del processo di liberazione miasmatica verso l’esterno.

Così qualsiasi malattia caratterizzata dalla formazione di ulcere va sempre considerata come una fondamentale via di eliminazione del miasma luesinico da parte della Forza Vitale, che, proprio attraverso le ulcere, cerca di liberare il più possibile questo pericoloso miasma dai livelli più interni dell’organismo, trasferendolo verso quelli più esterni e lontani dagli organi più vitali (secondo la Legge di Guarigione).

Ancora una volta, in base a questo ragionamento clinico, ci possiamo rendere conto di quanto sia dannoso qualunque trattamento diretto semplicemente alla cicatrizzazione dell’ulcera, in quanto sopprime del tutto il processo di liberazione luesinica verso i livelli più esterni e superficiali dell’organismo che si stava attuando proprio attraverso la lesione ulcerativa.

Ricordiamo l’esempio dell’ulcera duodenale. Abbiamo già visto come essa venga erroneamente considerata la conseguenza dell’azione nociva  dell’Helicobacter pilori giunto dall’esterno, e, in quanto tale, un problema locale del duodeno,  circoscritto alla zona della mucosa in cui è comparsa la lesione ulcerosa.  Pertanto, l’ulcera viene ritenuta  una patologia di pertinenza del gastroenterologo, il quale, secondo un preciso protocollo terapeutico, utilizzerà sempre una terapia antibiotica specifica contro l’Helicobacter, associata ad antiacidi e farmaci per cicatrizzare l’ulcera (tipo Zantac o Ranidil). Quando dopo tale trattamento la lesione ulcerosa del duodeno si è completamente rimarginata, il paziente si ritiene guarito dalla malattia, e, come tale, in genere riprende tranquillamente le sue abitudini di vita.

In realtà, la situazione è ben diversa, e ora certamente più grave di quando l’ulcera era presente sulla mucosa del duodeno. Infatti, con la terapia locale diretta contro la lesione ulcerosa della mucosa duodenale, di fatto è stata soppressa la principale via di eliminazione del miasma luesinico interno, cioè la sua  “valvola di sfogo”. Così, ora, inevitabilmente, il miasma andrà a radicarsi ancora più in profondità, prendendo il sopravvento sulla Forza Vitale e costringendola a quel punto ad uno sforzo maggiore per liberarsene. Questo significa che la patologia successiva sarà certamente più grave dell’ulcera, dal momento che il miasma luesinico è responsabile dei processi distruttivi. Così, questi processi,  non potendo più manifestarsi all’esterno con l’ulcera, potranno andare ad interessare organi più interni e più vitali, spesso con terribili conseguenze, sia a livello fisico che psicologico, come vedremo più avanti.

Se, invece, l’ulcera viene correttamente considerata non come lesione locale del duodeno, ma come la via di eliminazione in superficie del miasma luesinico interno che interessa tutta la persona, sarà sufficiente instaurare quanto prima uno specifico trattamento omeopatico, diretto, evidentemente,  non contro l’ulcera, ma contro la sua vera causa, la sua radice profonda, cioè il miasma della Sifilide. Così facendo si assisterà ad un progressivo miglioramento della lesione ulcerosa, con la certezza che ora, davvero, si è instaurato correttamente il percorso curativo, cioè la liberazione del miasma luesinico  dall’interno verso l’esterno, secondo la Legge di Guarigione della Natura.

A questo punto, per completare questa breve  descrizione del miasma luesinico, vediamo  di delineare anche il suo aspetto caratteriale e mentale.

Come per gli altri miasmi, anche per quello della Lue si può definire un caratteristico profilo psicologico, segno che quella persona è profondamente impregnata dalla presenza dominante di questo miasma. Dal momento che la Lue si caratterizza per la sua tendenza distruttiva,  di conseguenza anche l’aspetto psicologico sarà segnato da questa tendenza. Così il paziente luesinico avrà un carattere aggressivo, violento, vendicativo, litigioso, rabbioso, pessimista. La sua mente è sempre inquieta, con pensieri tristi, negativi, facile preda della depressione fino ad avere degli impulsi al suicidio. E’ di fondamentale importanza, nella cura di questi pazienti, assicurarsi che ci sia un miglioramento di questi aspetti psicologici, perché solo così saremo certi che il processo di guarigione si è effettivamente avviato nella giusta direzione, anche se, inizialmente, la patologia fisica sembra non evolvere positivamente. Ancora una volta ci viene in aiuto la legge di Guarigione della Natura, che ci ricorda come ogni processo curativo debba evolvere sempre dall’interno all’esterno e quindi dalla mente al corpo.

Per riassumere queste brevi note sugli aspetti psicologici dei diversi miasmi, può essere utile l’esempio del rapporto dei bambini con i giocattoli.

Infatti il bimbo psorico si riconosce perché prende il gioco in mano, lo guarda, lo studia con calma, cerca di capire come funziona e poi inizia a giocare.

Il bimbo sicotico, invece, prende il giocattolo, ma subito lo getta via per prenderne un altro, col quale giocherà un po’, ma di nuovo lo cambierà per uno nuovo, e così via. E’ il bimbo mai contento,  che ha bisogno di provare sempre giochi diversi, di cui però si stancherà in fretta.

Infine, il bambino luesinico, appena ha un gioco in mano, o lo getta via con violenza oppure lo rompe, cercandone subito un altro, al quale riserverà lo stesso trattamento.

Un altro semplice esempio per capire meglio le dinamiche psicologiche miasmatiche può essere quello del comportamento delle persone che si trovano imbottigliate in coda nel traffico.

Il soggetto psorico si rassegna e si mette tranquillo in fila, aspettando con pazienza che l’ingorgo si sblocchi, tutto assorto nei suoi pensieri.

L’individuo sicotico, invece, comincia a fremere impaziente, perché sta perdendo tempo prezioso, avendo programmato mille impegni. Così, tra una strombazzata e l’altra di clacson, comincia a telefonare freneticamente a tizio e a caio, dovendo modificare tutti i suoi programmi,  cosa che lo manda su tutte le furie.

Infine, il soggetto luesinico non ci pensa due volte e, senza alcuno scrupolo, comincia a cercare ogni via per tagliare la coda e passare davanti a tutti. E se qualcuno osa mandargli qualche insulto, è capace che gli risponda mandandolo a quel paese con tono o gesti sprezzanti.

Per concludere questa prima parte, vorrei sottolineare ancora una volta il fatto che ogni malattia cronica non va mai considerata come patologia a se stante, ma come espressione esterna del miasma di fondo, che può essere di tipo psorico, sicotico o luesinico, a seconda di fattori ereditari o acquisiti nel corso della vita.

Da qui la necessità di rispettare sempre tutti i sintomi e le diverse lesioni con cui la malattia si presenta, sapendo che sono la via diretta di eliminazione del miasma di fondo da parte della Forza Vitale, la quale, in questo modo, cerca con ogni mezzo che ha a disposizione di trasferire il miasma dai livelli più interni a quelli più esterni dell’organismo, garantendo così la protezione degli organi più vitali.

Dalla realtà di questo ragionamento clinico ne deriva che ogni terapia, per essere davvero corretta, cioè orientata verso la salute del malato, non deve mai in alcun modo opporsi alla malattia, ma, al contrario, favorire sempre il più possibile il processo di liberazione esterna del miasma profondo.

Così viene sostenuta la nostra Forza Vitale nella sua azione incessante contro l’avanzata del miasma verso l’interno, con la sicurezza di operare sempre nella giusta direzione verso la vera Guarigione, secondo le leggi della Natura.