L’omeopatia ritiene che di fronte ad ogni patologia, di fronte ad ogni sintomo di malattia bisogna sempre chiedersi cosa mi vuole indicare, e non pensare mai che il problema sia in quella patologia o in quel sintomo. Ecco quindi l’importanza di saper interpretare i sintomi per arrivare a comprendere la ragione ultima del problema, proprio come il significato delle diverse spie del cruscotto mi serve per avere la visione e il controllo di tutto quello che succede nella macchina. E questo è possibile attraverso la studio attento di tutto il paziente, della sua anamnesi famigliare, della sua storia clinica, delle sue abitudini di vita e di tutto ciò che mi può aiutare a comprendere ciò che sta dietro la malattia che presenta in quel momento.
In questo senso, il Dr Paschero, nelle sue lezioni di Omeopatia fa un’affermazione molto precisa che dovrebbe guidare ogni atto medico:

“La Medicina che cura solo i sintomi locali della lesione patologica non induce mai la guarigione del malato, ma la soppressione della malattia organica, e ciò implica una palese trasgressione della Legge di Guarigione della Natura”.

Questa frase ci permette di introdurre un concetto di fondamentale importanza: la Natura guida tutti i processi vitali secondo regole precise e consolidate fin dall’origine della vita sul nostro pianeta. E sono proprio queste regole che hanno permesso da sempre lo svolgersi naturale di tutti i processi biologici, e che hanno determinato l’evoluzione nei millenni di tutti gli organismi viventi della Terra, compreso l’Uomo. Così, dal momento che ogni fenomeno biologico è regolato da leggi naturali, anche i processi patologici che colpiscono ogni organismo vivente seguono a loro volta delle precise leggi che la Natura ha previsto in funzione della salute. Infatti, tutti i processi vitali sono sempre orientati verso la conservazione della vita, per cui di fronte ad ogni fenomeno contrario alla vita, la Natura, seguendo la sua Legge di Guarigione, mette subito in atto delle reazioni, volte al ripristino delle condizioni migliori per la nostra sopravvivenza. Pensiamo, ad esempio, a cosa avviene quando ci facciamo una ferita: senza alcun nostro intervento, la “Vis Medicatrix Naturae”, cioè la Forza Curatrice della Natura, presente in ciascun organismo vivente, attiva immediatamente tutta una serie di processi, che, attraverso varie fasi (infiammazione, formazione del nuovo tessuto detto di granulazione, poi della crosta e della cicatrice, fino alla riparazione totale della cute), ci permette di ottenere la completa guarigione della lesione.
Ora, se è vero che la guarigione è un processo guidato dalla Natura, diventa fondamentale conoscere quali sono le Leggi che la Natura ha predisposto perché potessimo arrivare alla vera Guarigione, sicuri di non commettere errori.
Per questo ci viene in aiuto ancora il Dr Paschero, che, per definire la Legge di Guarigione della Natura, dice:

“La Forza Vitale agisce dall’interno all’esterno, dal centro alla periferia, dall’alto verso il basso, dalla mente al corpo. Questo coincide con le leggi della biologia moderna, per la quale tutti i processi di crescita si realizzano dal centro alla periferia. Questa legge della direzione è il corollario del principio di guarigione su cui si basa l’opera della forza vitale in tutte le fasi della vita e della crescita”.

Tutti i processi di guarigione seguono sempre questo principio: non è una teoria opinabile, è una realtà indiscutibile. Ed è grazie a questo principio che, dopo migliaia di anni, la vita è ancora presente sulla Terra. Di fatto significa che, di fronte ad ogni patologia, il processo di guarigione segue sempre un percorso preciso, secondo una legge di natura: dall’interno all’esterno, dal centro alla periferia, dall’alto al basso e dalla mente al corpo. Questo perché la Natura cerca sempre, con tutte le sue forze, di assicurare la nostra salute, portando la patologia verso le parti esterne del nostro organismo, il più lontano possibile dagli organi interni più vitali. E questo è un percorso preciso e definito, che va sempre difeso e perseguito ogni volta che si mette in atto un’azione terapeutica.
Per questo motivo, dovendo rispettare sempre questa legge naturale di guarigione, è fondamentale non utilizzare mai terapie, sia mediche che chirurgiche, rivolte unicamente al trattamento della malattia locale, superficiale. Così facendo, infatti, si trasgredisce la Legge di Guarigione della Natura, con l’inevitabile risultato di trasformare la patologia iniziale in un’altra malattia, che colpirà organi sempre più interni, e quindi sempre più profonda e più grave. Come una pianta, le cui radici diventano sempre più profonde e quindi più difficili da sradicare.
Alla luce di questo ragionamento clinico, torniamo ora al caso di psoriasi di cui abbiamo parlato in precedenza. Eravamo rimasti alla descrizione dei sintomi di eliminazione delle tossine intestinali, così come si presentano in particolare nell’infanzia. E dicevamo che, in genere, questi sintomi, non essendo riconosciuti come tali, ma come problemi a se stanti, vengono sistematicamente soppressi attraverso l’uso ripetuto di farmaci sintomatici. A questo punto, avendo chiaramente trasgredito la Legge di Guarigione della Natura, si innesca inevitabilmente un processo opposto, in cui la patologia si trasferisce ad un livello più profondo dell’organismo, determinando un ulteriore aumento della tossicità interna e quindi dello stato di sofferenza di tutto il sistema (ricordiamoci che il nostro corpo non è fatto di parti separate, ma lavora come un sistema integrato: se soffre una parte, soffre tutto l’organismo). Di conseguenza, la forza curativa della nostra natura (“Vis Medicatrix Naturae”), essendo sempre orientata verso la conservazione della vita, cercherà con tutte le sue forze di attivare altre vie di eliminazione di queste tossine accumulate nelle parti più profonde dell’organismo, nel tentativo di proteggere il più possibile gli organi più interni più vitali dai danni dovuti al loro accumulo.
E più le tossine sono profonde è più dovrà aumentare di conseguenza lo sforzo di eliminazione da parte della forza curativa della natura, con la comparsa di sintomi più forti di quelli elencati in precedenza. Ma anch’essi sono espressione dello sforzo di guarigione della natura, e come tali vanno sempre considerati.

SEGNI DELLO SFORZO DI GUARIGIONE DELLA NATURA

Vediamo, allora, in sintesi quali sono questi sintomi che ci indicano le modalità di guarigione attuate dalla forza curativa della Natura dopo la soppressione dei sintomi precedenti, espressione dello stato di tossicità intestinale.

  • Dermatite atopica
  • Emorroidi
  • Allergie
  • Cefalea
  • Laringospasmo
  • Colon irritabile
  • Afte
  • Ulcera duodenale
  • Celiachia

Questo ragionamento clinico ci obbliga a riconsiderare completamente tutto il concetto che abbiamo acquisito nella nostra cultura riguardo alla vera natura della Malattia.
Infatti, la Malattia non va mai considerata come un evento patologico a se stante, come accidente casuale nella vita di una persona, come una disgrazia che cade dal cielo secondo un destino misterioso e avverso. E questo vale, soprattutto, quando ci si trova di fronte alla patologia cronica in età pediatrica, fenomeno che abbiamo già visto essere sempre più frequente. E forse ora cominciamo ad intuirne meglio le ragioni.
In realtà, ciò che noi definiamo come Malattia, come vedremo meglio in seguito, non è altro che l’espressione dello sforzo di guarigione della Natura, che, di fronte ad ogni evento patologico, cerca in tutti i modi possibili di riportare l’organismo nell’equilibrio ottimale tra tutti i livelli del suo essere, fisico, psichico ed emozionale.
In questo senso vanno considerate le malattie elencate in precedenza, tutte espressione dello sforzo di guarigione della Natura, che cerca così di liberarsi il più possibile delle tossine intestinali accumulate a livelli sempre più profondi.
Così la dermatite atopica è segno dell’eliminazione delle tossine a livello cutaneo, il livello più esterno, più superficiale, e quindi più favorevole per proteggere gli organi interni. Da qui l’importanza di non utilizzare mai pomate locali o farmaci in grado di neutralizzare l’eruzione cutanea (soprattutto a base di cortisone e antistaminici), i quali agiscono opponendosi al processo di liberazione delle tossine intestinali dall’interno verso l’esterno (secondo la Legge di Guarigione).
Invece, nel caso della dermatite atopica, si ottengono ottimi risultati modificando l’alimentazione (soprattutto eliminando del tutto il latte vaccino e tutti i suoi derivati), insieme ad una cura omeopatica rivolta ad aiutare l’intestino a liberarsi delle tossine accumulate.
Allo stesso modo le emorroidi non vanno mai sottoposte a legatura o trattate chirurgicamente, in quanto rappresentano un’efficace modalità di drenaggio esterno dei fattori tossici epatici ed intestinali.
Anche tutte le allergie, alla luce di questa realtà, rappresentano un’importante via di eliminazione delle tossine intestinali accumulate. In questo senso è chiaro che le cause dell’aumento delle allergie di questi anni non vanno mai ricercate in fattori esterni (inquinamento ambientale, pollini, piante, acari della polvere, pelo di animali, alimenti, ecc.). Questi, infatti, rappresentano solo i fattori scatenanti della reazione del nostro sistema immunitario, diventato via via più ipersensibile a causa della presenza dello stato di tossicità interno. E proprio grazie a queste reazioni allergiche, la forza curatrice della nostra natura è in grado di espellere all’esterno queste tossine interne, sempre secondo la Legge di Guarigione. E questo sforzo di liberazione avviene attraverso l’aumento della presenza nel sangue di istamina, la sostanza che determina la comparsa di sintomi come il prurito agli occhi, al naso o alla gola, oppure lacrimazione, gonfiore e rossore agli occhi, oppure ancora uno scolo nasale profuso, starnuti ripetuti, fino alle reazioni più gravi, come l’asma bronchiale, segno che la tossicità è davvero molto profonda e richiede sintomi più forti.
Questa interpretazione clinica delle allergie ci permette di spiegare la ragione per cui molte persone diventano allergiche in età adulta, apparentemente senza motivi. In realtà, questi pazienti erano già allergici in precedenza, ma senza manifestare i sintomi dell’allergia, nel senso che il processo di intossicazione intestinale era ancora latente. Quando invece viene superata la soglia di tolleranza delle tossine da parte dell’intestino, allora viene attivato il processo di liberazione della Natura dall’interno verso l’esterno, e a quel punto iniziano a manifestarsi da un anno all’altro i sintomi di eliminazione tossinica tipici dell’allergia, a seconda dei fattori esterni scatenanti (i cosiddetti allergeni messi in evidenza dalle prove allergologiche).
Di fronte a questa realtà emerge chiaramente quanto dannoso sia l’uso spesso indiscriminato di farmaci diretti contro i sintomi dell’allergia, in particolare antistaminici e cortisonici, soprattutto quando vengono assunti per periodi prolungati di tempo. In questo modo, infatti, vengono bloccate le reazioni di eliminazione delle tossine interne, determinando la loro progressione a livelli più interni e quindi secondo una direzione contraria alla Legge di Guarigione della Natura. Ancora più grave, in questo senso, risulta essere la terapia desensibilizzante portata avanti spesso per molti anni, a base di vaccini preparati specificamente in base alle sostanze a cui si è allergici. Infatti, l’effetto soppressivo esercitato da questa pratica terapeutica è di gran lunga superiore ai farmaci sintomatici, perché viene determinato un blocco direttamente a livello del sistema immunitario, con l’inibizione della produzione delle Immunoglobuline della classe E, responsabili dell’aumento dell’istamina, e quindi della manifestazione dei sintomi dell’allergia. In questo caso, quindi, la soppressione avviene proprio là dove si innesca il processo di eliminazione delle tossine che poi si traduce con l’aumento della produzione di istamina, e quindi della comparsa dei sintomi allergici, espressione della reazione di liberazione delle tossine interne.
Anche una patologia oggi così frequente come la cefalea ricorrente è l’espressione di questi processi di eliminazione tossinica da parte dell’intestino. Per questo non si dovrebbe mai far uso di farmaci analgesici di qualunque tipo, specialmente di quelli che agiscono direttamente sul sistema nervoso (tipo il Difmetre, il Maxalt, il Tripto H, il Laroxil, ecc.). Così, infatti, ancora una volta si trasgredisce la Legge di Guarigione della Natura, con l’inevitabile risultato di aumentare lo stato di tossicità interna a livello intestinale. Da diversi anni, ormai, i pazienti affetti da mal di testa ricorrente vengono indirizzati verso il Centro Cefalee presente in molti ospedali, il quale viene gestito sempre dagli specialisti in Neurologia. Questi sottopongono i malati a tutti gli esami e le indagini neurologiche, comprese TAC e Risonanza Magnetica, col risultato praticamente scontato di non rilevare quasi mai nulla di patologico a questo livello. Di conseguenza la terapia consigliata è sempre a base di antidolorifici via via sempre più potenti, da assumere in genere subito all’inizio della comparsa della crisi, per evitare che evolva troppo e diventi incontrollabile dai farmaci. Col risultato che il paziente si intossica sempre di più, andando progressivamente incontro ad un processo di assuefazione a questi farmaci, che nel tempo avranno sempre meno efficacia. Così si spinge il paziente dentro un vero e proprio labirinto, dal quale, poi, è molto difficile poter uscire. Da questi casi, oggi sempre più numerosi, risulta evidente che la causa della cefalea cronica non è da ricercare nel sistema nervoso, ma nello stato di intossicazione intestinale! E il mal di testa è, di fatto, un ulteriore tentativo della nostra Forza Vitale di liberarsi di queste tossine interne verso l’esterno, secondo la Legge di Guarigione della Natura. Ciò è dimostrato dal fatto che, sottoponendo questi pazienti ad una dieta molto rigorosa, senza alimenti di derivazione animale, associata ad una cura omeopatica disintossicante dell’intestino, si ottiene praticamente sempre un netto miglioramento delle crisi di mal di testa, sia come frequenza che come intensità del dolore.
Interessante, in questo senso, è anche il caso di bambini affetti da attacchi di laringospasmo, specie durante la notte, con l’inevitabile corsa al pronto soccorso e la conseguente terapia cortisonica. Ebbene, anche in casi come questi bisogna sempre considerare lo stato di tossicità intestinale di questi bimbi, che in genere risultano fortemente intolleranti alle proteine del latte vaccino (di questo problema relativo all’intolleranza al latte avremo modo di parlarne più diffusamente in seguito).
Così l’attacco di laringospasmo rappresenta anch’esso una crisi acuta di eliminazione di tossine accumulate nell’intestino in seguito a questa intolleranza, e come tale non va mai soppresso, ma trattato alla radice, eliminando completamente il latte vaccino e i suoi derivati, insieme ad una cura omeopatica di fondo, per aiutare l’intestino a drenare attraverso altre vie queste tossine. In questo modo vediamo sempre un netto miglioramento degli episodi di laringospasmo.
Allo stesso modo bisogna considerare un’altra patologia sempre più frequente, il colon irritabile, caratterizzato da forti disturbi a livello intestinale, spesso con attacchi ripetuti e improvvisi di spasmi dolorosi e di diarrea profusa. In genere si pensa che questa sia semplicemente una malattia di origine psicosomatica, in cui l’intestino diventa il luogo di somatizzazione di forti tensioni psicologiche e di stress. E certamente, spesso, in questi pazienti, si possono evidenziare forti stati di sofferenza a livello emozionale. Ma certo non è sufficiente questa interpretazione per giustificare la comparsa, spesso senza motivi apparenti, di disturbi così importanti e che, spesso, diventano così invalidanti da rendere impossibile anche un minimo di vita sociale. Invece, in base al ragionamento clinico fatto finora, anche questa patologia si spiega molto bene in base al processo di liberazione di tossine intestinali attraverso queste crisi di spasmi e di diarrea, chiari sintomi di eliminazione delle tossine dall’interno verso l’esterno. Da ciò risulta evidente quanto dannose siano tutte le terapie sintomatiche a base di farmaci antispastici, spesso associati ad ansiolitici per attenuare il più possibile la componente psicosomatica. Di fatto questo tipo di trattamento sintomatico impedisce la comparsa della diarrea, e quindi ancora una volta vengono soppresse le reazioni di eliminazione delle tossine interne, sempre opponendosi alla Legge di Guarigione della Natura. Col risultato di innescare un processo contrario, cioè dall’esterno verso l’interno, trasferendo così il carico di tossicità intestinale a livelli più profondi e quindi più difficile da eliminare.
Lo stesso discorso si può fare per le afte della mucosa della bocca, della lingua e della faringe: sono quelle fastidiose vescichette bianche che in alcune persone compaiono con molta frequenza e in modo ricorrente, creando un notevole impedimento alla masticazione e quindi all’alimentazione. Ebbene, anch’esse sono vie di eliminazione di tossine interne presenti a livello epatico e intestinale. Invece, essendo considerate come lesioni che interessano solamente e in modo circoscritto la mucosa orofaringea, vengono sistematicamente soppresse con trattamenti locali a base di cortisone. Così, di nuovo, si trasgredisce la Legge di Guarigione della Natura, per cui si innesca inevitabilmente un processo inverso, verso l’interno, delle tossine accumulate, alimentando così il fenomeno della recidiva. Come dire che la Natura cerca di superare da sé il blocco esercitato dalla terapia soppressiva, riproponendo sistematicamente le stesse lesioni aftose sulle mucose. Ma ogni volta vengono nuovamente curate localmente, per cui inevitabilmente si crea un circolo vizioso: più le afte vengono soppresse e più frequentemente si ripresentano, e sempre più estese. L’unico modo per uscire da questo meccanismo è lasciare “sfogare” le afte senza alcun trattamento locale, e invece modificare subito l’alimentazione, sempre eliminando i cibi di derivazione animale, abbinando una terapia omeopatica rivolta ad aiutare il fegato e l’intestino a liberarsi delle tossine accumulate. In questo modo si ottengono sempre risultati straordinari: non sono teorie, è la realtà clinica dimostrata dall’esperienza di tanti pazienti che hanno scelto il percorso omeopatico.
Un discorso particolare va fatto a proposito di un’altra patologia cronica oggi sempre più frequente, l’ulcera duodenale. Diversi anni fa si è fatta un’osservazione che ha determinato un equivoco clamoroso, che però costituisce la base di tutti gli attuali protocolli terapeutici di questa patologia. Si è rilevato, infatti, che nei pazienti affetti da ulcera duodenale era presente un tipo di batterio, l’Helicobacter pilori, per cui si è giunti alla naturale conclusione che fosse questo microrganismo la causa della lesione ulcerosa. Da qui la decisione di sottoporre tutti i pazienti positivi all’Helicobacter pilori ad un trattamento antibiotico molto intensivo, con lo scopo di eliminare completamente questo batterio dalla mucosa gastroduodenale, pensando così di prevenire la formazione dell’ulcera. Oppure, nel caso in cui l’ulcera fosse già presente, abbinare il trattamento antibiotico con farmaci antiacidi e antiulcera. Un errore gravissimo! Infatti, l’Helicobacter pilori non è la causa, ma l’effetto della patologia ulcerosa. In realtà, essendo la mucosa gastroduodenale un naturale ricettacolo di fattori tossici (pensiamo a tutto quello che ingeriamo ogni giorno nel corso della vita), succede che, in certi pazienti, il livello di tossine superi la soglia di tolleranza della mucosa. A questo punto la forza curativa della natura attiva una serie di reazioni di eliminazione di queste tossine, in particolare attraverso l’aumento della produzione di succo gastrico, che essendo un acido molto potente, favorisce lo smaltimento delle tossine in eccesso. E proprio per garantire il massimo di questo processo di eliminazione, l’iperacidità gastrica determina l’attivazione di un batterio normalmente presente nella mucosa dello stomaco, ma in forma latente, in un equilibrio naturale con tutta la flora batterica presente lungo tutto il tratto gastrointestinale: l’Helicobacter pilori, appunto. Questo agisce come fosse uno spazzino specializzato nello smaltimento dei rifiuti più tossici, e la sua azione diventa indispensabile nel caso le tossine accumulate superino il livello di guardia. In particolare, ciò avviene quando, per arrivare ad una maggiore liberazione tossinica, la Forza Vitale del paziente è stata costretta a formare una lesione ulcerosa, espressione anch’essa del tentativo di eliminazione all’esterno(attraverso l’ulcera, appunto) delle tossine interne, secondo la Legge di Guarigione. Un altro esempio ci aiuta a capire meglio questa realtà. Quando si accumulano in eccesso rifiuti per strada, è facile poi trovare lì dei topi, attirati appunto dalla presenza dei rifiuti, e quindi dalla possibilità di trovare parecchio cibo in un solo luogo. E così facendo, con la loro azione contribuiscono in una certa misura allo smaltimento di questi rifiuti. Ebbene, a nessuno verrebbe mai in mente di ritenere i topi responsabili dell’accumulo in strada dei rifiuti, e meno che mai ci si sognerebbe di risolvere il problema dello smaltimento di questi rifiuti uccidendo tutti i topi presenti. Eppure è ciò che viene fatto sempre sistematicamente in caso di presenza dell’Helicobacter pilori! Ogni volta, infatti, che ad un paziente viene prescritta la terapia antibiotica contro questo batterio per prevenire o curare l’ulcera è come uccidere i topi pensando di eliminare il problema dei rifiuti. È come neutralizzare gli spazzini, ritenendoli responsabili dell’accumulo dei rifiuti. È paradossale, ma è la comune prassi medica adottata in questi casi da tutti i protocolli della medicina tradizionale. Si confondono le cause con gli effetti, e su questo terribile equivoco si imposta tutta la terapia dell’ulcera!
L’esperienza clinica omeopatica dimostra, invece, che questa patologia si cura molto efficacemente secondo la Legge di Guarigione della Natura, attraverso medicamenti scelti non per la lesione locale, ma per favorire i processi di disintossicazione a livello gastrointestinale, in base a tutto il contesto del paziente nella sua globalità (come vedremo meglio in seguito). A questo è necessario anche abbinare una dieta rigorosa e abitudini di vita il più corrette possibile, per eliminare alla radice le cause tossiche dell’ulcera (e non certo il povero Helicobacter che non c’entra nulla, anzi serve anch’esso allo scopo!).
Anche la celiachia, cioè l’intolleranza al glutine, è una patologia in costante aumento, sia nell’infanzia che nell’età adulta. Basta osservare la quantità di alimenti senza glutine per i pazienti celiaci presenti sugli scaffali delle farmacie e dei negozi specializzati: se aumenta l’offerta è perché cresce la domanda. E’ possibile trovare la ragione di un simile fenomeno? In altre parole, perché una persona diventa celiaca? Certamente ci sono fattori ereditari, ma sono sufficienti per giustificare una tale diffusione di questa patologia ad ogni età?
Per rispondere a queste domande bisogna ancora una volta superare l’idea che la causa della celiachia sia il glutine, che in questi pazienti determinerebbe la distruzione dei villi intestinali, con la conseguenza di impedire il normale assorbimento degli altri alimenti. Infatti, questa concezione della celiachia non spiega come mai una persona che ha sempre mangiato glutine, ad un certo punto della sua vita diventi completamente intollerante ad esso.
In realtà avviene esattamente il contrario a quanto si pensa! Un paziente affetto da celiachia non nasce mai celiaco, ma lo può diventare nel corso della vita, se ha ereditato la predisposizione a sviluppare tale patologia. Infatti, lo stato di sofferenza dell’intestino precede l’intolleranza al glutine, ed è determinato dall’accumulo di tossine in eccesso e dalla continua e sistematica soppressione di tutte le reazioni di eliminazione di queste tossine da parte della Natura, secondo la Legge di Guarigione. Per queste ragioni, nel tempo si creano delle condizioni di sofferenza a livello dell’intestino, tale da fargli perdere la capacità di esercitare la sua normale funzione di assorbimento delle sostanze a noi necessarie, e della conseguente eliminazione di tutto ciò che invece non serve al nostro sostentamento. Ed è a questo punto che lo stato di tossicità dell’intestino diventa così elevato da renderlo particolarmente sensibile a sostanze fino ad allora assimilate senza problemi, come appunto il glutine. Così, proprio per impedire che l’accumulo di glutine vada ulteriormente ad accrescere il suo stato di tossicità interna, l’intestino dei celiaci innesca un meccanismo di rifiuto di questa sostanza, attraverso la perdita di capacità di assorbimento da parte dei villi. In questo modo il paziente è costretto ad eliminare il glutine dalla sua dieta, permettendo all’intestino di ripristinare a poco a poco la sua normale funzione di assorbimento, attraverso la ricostituzione delle strutture ad esso deputate, cioè appunto i villi intestinali . Per questo motivo un’alimentazione priva di glutine, certamente necessaria, non esaurisce assolutamente l’azione terapeutica dell’Omeopatia nei confronti del paziente celiaco. Anzi, è solo il primo passo. In realtà, la preoccupazione più importante è assicurare l’eliminazione di qualunque sostanza tossica dalle abitudini di vita del paziente, accompagnata da un adeguata terapia omeopatica, in grado di garantire al massimo le possibilità di drenaggio all’esterno delle tossine accumulate all’interno, a livello intestinale (sempre seguendo la Legge di Guarigione). Perché il problema del paziente celiaco non è l’intolleranza al glutine, ma lo stato di sofferenza intestinale che precede l’intolleranza al glutine. Ed è questo stato di sofferenza che va curato con ogni mezzo disponibile, perché, se non riconosciuto, nel tempo può causare molti altri problemi, certamente più gravi della celiachia, come vedremo meglio più avanti.
Mi preme sottolineare ancora una volta che ciò che è stato esposto finora non è solo teoria, non è un’ipotesi su cui si può discutere. Invece corrisponde in tutto e per tutto alla realtà clinica, dimostrata ogni giorno dall’esperienza diretta vissuta e provata da tanti pazienti.