Sisdoh - Scuola Italiana per lo Studio e la Divulgazione dell’Omeopatia Hahnemanniana

Psoriasi

Psoriasi

IN Clinica Omeopatica

Secondo un approccio omeopatico, di fronte ad ogni problema, di qualunque genere sia, ci dobbiamo sempre chiedere: perché mi è venuto? Da dove nasce? Che cosa rappresenta? Qual è la sua vera natura? Se invece ci si limita a trattare il problema localmente, così come appare in quella parte del corpo, si applica una terapia sintomatica, superficiale, e quindi, per definizione, contraria alle leggi della natura.
Per comprendere meglio questa realtà della medicina consideriamo, come esempio, una patologia cronica oggi sempre più diffusa anche in età pediatrica: la psoriasi.

Nella medicina tradizionale si ritiene che la psoriasi sia una malattia cronica di natura autoimmune (il sistema immunitario del malato produce anticorpi diretti contro determinate strutture della cute), che determina la comparsa sulla pelle di eruzioni più o meno diffuse, in genere squamose, spesso con forte prurito. Da ciò deriva che sia una malattia circoscritta alla pelle e infatti, viene trattata dai dermatologi, i quali agiscono applicando continuamente pomate di ogni tipo, spesso associando cicli ripetuti di farmaci immunosoppressori, volti a bloccare la produzione di anticorpi da parte del sistema immunitario del paziente. Così facendo si cerca di contrastare il più possibile la presenza sulla pelle delle eruzioni squamose della psoriasi, che però, in modo sistematico, tende a ripresentarsi periodicamente, costringendo i dermatologi a ripetere questi trattamenti locali a cicli continui per tutta la vita. E, infatti, la psoriasi viene considerata una patologia incurabile, con la quale bisogna imparare a convivere.
E se non fosse così? E se ci fosse una strada diversa per affrontare questa patologia? E’ possibile capire perché è insorta nella vita del paziente? Da dove gli è venuta? Che cosa rappresenta? Qual è la sua vera natura? In altre parole, di fronte ad un malato di psoriasi, che cosa devo curare?
Uno dei grandi problemi della medicina di oggi è quello delle specializzazioni: ogni patologia viene trattata dallo specialista della parte dell’organismo in cui la malattia compare. In questo caso, la psoriasi, dal momento che si manifesta come eruzione sulla pelle, è una malattia di pertinenza del dermatologo, così come un’ulcera duodenale sarà di pertinenza del gastroenterologo, oppure un’artrite reumatoide verrà trattata dal reumatologo, e così via. Di conseguenza, ciascun medico specialista agisce nell’ambito di sua competenza, considerando la malattia come un evento circoscritto a quella parte del corpo in cui si è manifestata.
Ma la realtà è molto diversa: l’uomo non è fatto di pezzi indipendenti l’uno dall’altro! L’uomo, per sua natura, agisce come un sistema integrato, in cui ogni organo, ogni apparato, ogni struttura, fino all’ultima cellula, è sempre in stretta correlazione con il tutto. Pertanto, quando una parte del corpo si ammala, è sempre tutta la persona che si ammala, non solo l’organo in cui si localizza la malattia.
E questo è un dato di fatto, è la realtà della nostra natura umana, è il punto di partenza indiscutibile per poter arrivare a considerare ogni malattia nel modo più corretto.
Per questa ragione, ogni volta che ci si trova di fronte ad una malattia, qualunque essa sia, bisogna sempre considerarla coma la manifestazione locale di un processo patologico che coinvolge tutto l’organismo, coma la punta di un iceberg, come l’ultimo anello di una catena.
Di conseguenza, per poter comprendere la vera natura di ogni malattia, bisogna sempre cercare di rispondere ad una domanda fondamentale: da dove nasce quel processo patologico che ha condotto il malato a sviluppare quella determinata patologia? Cosa c’è sotto la sua manifestazione esterna? Qual è il primo anello della catena?
Torniamo all’esempio della psoriasi, e ci chiediamo: è proprio vero che è una malattia della pelle? Oppure la pelle è solo la manifestazione locale, superficiale, di un processo patologico che nasce ad un livello più profonda dell’organismo? E infatti è proprio così: l’esperienza clinica omeopatica dimostra chiaramente che la psoriasi non è una malattia della pelle. L’eruzione cutanea della psoriasi è solo la manifestazione esterna di un processo patologico che nasce nell’intestino!
Infatti, ogni volta che un malato di psoriasi si rivolge all’Omeopatia, il medico omeopatico, per prima cosa, indica una dieta molto rigorosa, in cui vengono eliminati tutti gli alimenti di origine animale, compreso il latte e i suoi derivati, e, contemporaneamente, prescrive una terapia omeopatica volta ad aiutare l’intestino a liberarsi il più possibile dalle tossine accumulate nel corso degli anni. Così facendo, la psoriasi migliora sempre, senza l’applicazione di nessuna pomata sulla pelle, come giustamente ci ricordava il Dr Kent: “Non si usino mai trattamenti locali per un disordine interno”.
È l’esperienza clinica di ogni giorno che dimostra la verità di quanto affermato, non sono teorie opinabili. La psoriasi, come qualunque altra patologia cutanea, rappresenta l’eliminazione in superficie di tossine accumulate nell’intestino da lungo tempo, è il risultato di un processo di liberazione all’esterno di tossine interne, e come tale va assolutamente rispettato, senza ostacolarlo in alcun modo.
Ciò che è necessario quindi per poter curare la psoriasi è semplicemente seguire le indicazioni del Dr Kent: da una parte rimuovere il più possibile gli ostacoli esterni (dieta priva di alimenti di origine animale, eliminazione di qualunque sostanza tossica, corrette abitudini di vita…), e dall’altra il rimedio omeopatico scelto correttamente, volto al trattamento del disordine interno a livello intestinale. Seguendo questa procedura i risultati sono assicurati, anche se spesso in tempi lunghi e con molta costanza da parte del paziente. Ma mai sentirete dire da un omeopata che la psoriasi è una malattia non guaribile, con la quale bisogna rassegnarsi a convivere per tutta la vita.
A questo punto, seguendo lo stesso ragionamento clinico, ci chiediamo: da dove provengono queste tossine intestinali? Come è possibile che l’intestino arrivi ad un tale livello di intossicazione da aver bisogno di sviluppare una patologia cronica come la psoriasi per potersi liberare? E, soprattutto, quali sono i segni iniziali che mi indicano chiaramente che l’intestino di quel paziente si trova in uno stato di evidente tossicità?